Giovedì 28 Febbraio 2019

Simona Palo


Storia di Maria Saracino (Palo)

 

Ascoli Satriano-Forlì, 1959

"Forlì, Stazione di Forlì…".
Il treno stava rallentando alla fermata, Maria davanti alle porte di uscita strinse con la mano destra la pesante valigia, con l’altra intrecciava quella del figlio Raffaele, per non perderlo di vista.
Si accertò di avere ancora sottobraccio la borsetta di coccodrillo bordeaux, da cui non si separava mai, nella tasca interna la madre Angela aveva nascosto un paio di santini e un rosario in madreperla. Viaggiare è pericoloso, per una donna sola ancora di più, le aveva detto prima di salutarla, nella vecchia casa in paese.
Quanta distanza c’era, ora, tra i ricordi di una vita?
Rivide il padre Serafino, in alta uniforme da vigile a cavallo, nel giorno della parata di San Potito, le liti con le sorelle per avere il vestito più bello. Pensò a lei già ragazza, i pomeriggi dello struscio nella piazza di Ascoli Satriano, la lunga posa hollywoodiana nello studio del fotografo, le prime uscite da fidanzata con Clemente.
Ripensò alle ore che trascorrevano in casa sua, sempre sotto la traiettoria visiva di diversi parenti, al suo abito da sposa, cucito con stoffa e raso, arrivati dall’America.
Quella vita, semplice, era ormai dietro di lei.
Clemente avrebbe raggiunto la Romagna qualche giorno dopo, portando con sè, sul furgone del cugino, i pochi mobili di famiglia.
A Forlì stavano nascendo nuovi quartieri, si costruivano condomini, aprivano fabbriche che sarebbero state il motore della città, dando lavoro a centinaia di persone.
Per molti il futuro era una pagina bianca da strappare ma per scriverla serviva mettersi in viaggio, imparare un dialetto diverso, conoscere volti nuovi.
Quello di Maria e Clemente era un progetto piccolo: un negozio di generi alimentari.
Non avrebbero avuto nessun padrone a sfruttarne la fatica, come capitava, spesso, nell’assolata campagna pugliese, una terra ospitale ma a tratti aspra e dura.
Il treno si arrestò nello stridore di freni arrugginiti, Maria aprì la porta tra i due vagoni di seconda classe, stringendo più forte la mano del piccolo Raffaele scese i gradini.
Alcune persone che si erano attardate nella sala d’aspetto la strattonarono, prima di salire.
Il controllore avvisò per l’ultima volta che stavano per ripartire…"Forlì, Stazione di Forlì..".

(Foto n. 1-2)

 

Forlì, Anni Sessanta: Il Mini Market

Nel giro di pochi mesi dal suo arrivo in città, Maria era già proprietaria, insieme a Clemente, di un piccolo ma fornito negozio di generi alimentari.
O meglio…pasta, panetteria, qualche liquore e un congelatore posizionato all’esterno pieno di gelati, per attirare le madri con i bambini piccoli al seguito.
Il locale era piccolo ma ben disposto, sul bancone invitanti dolcetti guardavano languidi le clienti che entravano a comprare il pane, dopo aver accompagnato i figli a scuola.
La pasta, allora, si vendeva sfusa, custodita in ordinati scaffali da cui uscivano per essere pesate sopra una massiccia bilancia in bella mostra, accanto alla cassa.
Dall’alto dei ripiani in vetro eleganti scatole di latta, con motivi a fiori, facevano l’occhiolino ai golosi di biscotti ricoperti di glassa e zucchero. Ogni palato poteva uscirne soddisfatto, anche quello del figlio Raffaele, che si divertiva nei pomeriggi dopo la scuola, alla ricerca di una merenda dal gusto nuovo.
Abitavano sopra il negozio, in un piccolo appartamento in affitto all’angolo con Via Verdi, accanto alla Centrale del latte.
Fino al trasferimento in un secondo negozio, questa volta più grande e molto più fornito, a pochi metri dal primo. Casa e bottega a pochi passi, una clientela che iniziava ad apprezzare la coppia dietro il bancone, affidandosi a loro anche per acquisti più impegnativi: salumi, formaggi, barattoli di verdure sott’olio, un’ampia selezione di dolci per tutte le tasche.
Lo chiamavano il boom economico, dopo gli anni dei sacrifici durante la guerra, era arrivato il momento di lasciarsi andare, anche a tavola. Si tornavano ad apprezzare i buoni pranzi in famiglia, si poteva investire nell’acquisto di primi elettrodomestici, da pagare a rate, si provava la soddisfazione di possedere una televisione con cui guardare Mina a Studio Uno, il sabato sera.
Il mondo cambiava, com’era successo a Maria che aveva lasciato il paese, senza che questo si staccasse da lei.
Ritornava a casa nei racconti di parenti e amici vicini, che tornavano ad Ascoli, di tanto in tanto,  riviveva nel dialetto che continuava a parlare in famiglia, sentiva il profumo delle vie labirintiche del paese  nei borsoni straripanti di taralli salati, olive, pomodori sott’olio e vino delle masserie.
Arrivarono le soddisfazioni, con la conquista di un’attività ancora più grande, il Minimarket, un  piccolo supermercato, il primo a Forlì a mettere a disposizione dei clienti una fila ordinata di carrelli, con cui aggirarsi tra i  numerosi scaffali, prima di arrivare ad un bancone di affettati a latticini sempre freschi.
Maria era serena, ormai si erano trasferiti in un appartamento di loro proprietà, che si affacciava sull’alberata Via Andrea Costa, sopra al negozio!
La sveglia era sempre troppo presto ma bastava scendere tre piani di ascensore per dare il buon giorno ai clienti: rappresentanti, professionisti o semplici madri che passavano dal negozio, per farsi preparare un panino al prosciutto, da portare come pranzo veloce di una lunga giornata.
La vita di tutti i giorni era facile, il viale della stazione distava il tempo di una breve passeggiata la domenica pomeriggio, prima di andare alla Messa nella Chiesa dei Cappuccinini.
Oggi la Centrale del latte non c’è più, nuovi complessi abitativi hanno preso il suo posto, alcuni piccoli negozi nella zona resistono, sotto il peso minaccioso di nuove catene di distribuzione.
Se chiedete a qualche anziano che vive ancora vicino a quello che è stato il Mini Market di Via Andrea Costa, forse ricorda quel signore col grembiule bianco che saluta l’ultimo cliente,  prima di abbassare la saracinesca. O magari ripensa alla donna dai capelli ricci che si avvia con lui verso casa, con un pacchetto di pasta e il barattolo del sugo sottobraccio, pronta per la cena.

(Foto n. 3-4-5)

 

Forlì, Anni Ottanta: Nuovi Viaggi

Gli anni della pensione passarono alla scoperta di nuovi luoghi da vivere in serenità, insieme al marito, le gite estive con gli amici, le partite a carte in famiglia con i nipoti, da nonna.
Maria poteva fare quello che voleva, ma l’abitudine di alzarsi presto non l’abbandonò mai.
Si dedicava alla cura della casa, la cera dei pavimenti di marmo, la cucina sempre in movimento per il pranzo, la pennichella pomeridiana e le passeggiate serali in Piazza Petrarca.
In quegli anni, lungo i marciapiedi vicino alle panchine, si potevano trovare facilmente gustosi pinoli, caduti dagli alberi.
Un luogo rimase nel cuore di Maria per tutta la vita: Villa Lilly, un appartamento con giardino nella piccola Valverde, che era stato loro per qualche anno. Le serate in giardino a far chiacchiere o i balli romagnoli alle sagre erano ormai diventate parte di lei, erano nuove tradizioni.
Le conservò ancora per altri anni, tornando in vacanza in quei luoghi cari o frequentando le feste del Centro anziani. Le piaceva farsi ammirare con la pelliccia di visone che Clemente le aveva regalato per un suo compleanno, era un po’ il simbolo di un benessere raggiunto negli anni, con i risparmi del proprio lavoro.
Ma l’immagine più vera di Maria è impressa in una foto, scattata una domenica mattina, nel novembre del 1992.
E’ in piedi, davanti al tagliere che fa parte del tavolo della cucina, separa lunghi lombrichi di pasta che diventeranno piccoli gnocchi. Ha sempre la fede in oro nella mano sinistra, non se la toglie mai, come Clemente.
Indossa una delle maglie che ha cucito lei, impreziosita nel tempo da minuscole rose create all’uncinetto, un grembiule azzurro abbinato.
Ha folti capelli ricci, di un color nero misto al viola di certe tinte che usa in fiale, sembra soddisfatta di farsi ritrarre in una delle cose che le riescono meglio.
Chissà se negli anni, nell’ascoltare il suono dei treni che arrivavano in stazione, ha mai pensato al giorno in cui ha sceso pochi gradini, trascinandosi una valigia pesante, per iniziare una vita migliore.
Se ha mai ripensato a quella voce, ormai alle spalle, nello scontrarsi di persone che arrivano e partono…’Forlì, Stazione di Forlì..".

(Foto n. 6)


Simona Palo